![]() |
Susan Krinard Werewolf novel
Al suo arrivo nella Columbia Britannica, Joelle Randall aveva in mente una cosa soltanto: individuare il punto in cui era precipitato anni addietro l'aereo dei suoi genitori e liberarsi per sempre della sensazione di vuoto che da anni la tormentava. Ma l'inverno era ormai prossimo e nel piccolo paese in cui si era fermata nessuno pareva in grado di farle da guida fra le montagne... nessuno tranne il misterioso Luke Gévaudan, un uomo che viveva isolato e la cui presenza pareva mettere tutti a disagio. Decisa a non permettere a nulla di intralciare la sua ricerca, Joelle sceglie di ignorare i tentativi dell'amica Maggie e del dottor Collier di dissuaderla dal rivolgersi all'enigmatico Gévaudan perché le faccia da guida, e si addentra con lui fra le montagne... senza rendersi conto che ogni passo la invischia sempre più in una ragnatela di sensualità e di mistero, intessuta di strani e antichi segreti, che avrebbe finito per reclamare la sua anima e il suo cuore. |
| (...)La prima impressione fu
di potenza. Le parve di scorgere una specie di aura intorno a lui, una
sensazione troppo forte per ignorarla, anche se le dava fastidio. In un
baleno, Joey capì perchè Luke Gévaudan aveva un simile effetto sulla gente
del posto, a quanto pareva l'aveva anche su di lei. I suoi occhi ne
percorsero la figura magra e asciutta, dagli stivali classici e i jeans
sbiaditi e aderenti che modellavano due lunghe gambe muscolose. Sorvolò la
zona del bacino e osservò l'ampiezza del torace e delle spalle, poste in
risalto più che nascoste dal verde scuro della camicia scozzese. Ma fu
quando i suoi occhi arrivarono al volto che quella prima impressione ebbe
il suo impatto massimo. Non si sarebbe potuto definirlo bello, non secondo
i canoni della bellezza moderna. C'era in lui una certa rudezza, che non
era la rozza grossolanità che caratterizzava molti degli uomini del posto:
qualcosa di diverso e di unico, che lo distingueva da chiunque altro. Affascinata suo malgrado, percorse con lo sguardo la linea netta e decisa della mandibola e quella delle labbra, che avevano una traccia di reticente mobilità nella loro fissità. Il naso era diritto e regolare, gli zigomi erano alti e marcati, le guance incavate. I capelli, che gli scendevano sulla fronte in una massa arruffata, erano per lo più scuri, ma spruzzati di grigio soprattutto alle tempie. L'età che quel particolare avrebbe potuto suggerire non era riscontrabile in nessun altro tratto del volto e del corpo, anche se c'era in lui un'innegabile aria di uomo navigato. L'atteggiamento era calmo, vigile, quasi raccolto, come quello di una creatura diffidente, abituata a una vita libera e selvaggia. Ma l'emozione più profonda l'ebbe solo quando arrivò agli occhi. Fiammeggiavano. Scosse la testa, dubitando della propria vista. Non era un bagliore vero e proprio, si disse, aggrappandosi a un residuo di senso logico, ma quegli occhi ardevano di una loro luce interiore. Bruciavano... e bruciavano fissi in quelli di lei. (...) |