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Judith McNaught
Elizabeth Cameron, contessa di Havenhurst, è una delle più belle giovani donne d'Inghilterra. Ma la cascata di boccoli color dell'oro, gli occhi verde smeraldo e il corpo flessuoso non devono trarre in inganno: sotto quell'aspetto fragile e delizioso si nascondono una tempra da combattente, orgoglio e coraggio smisurati. Nel possente abbraccio di Ian Thornton, Elizabeth avverte per la prima volta un turbamento sconosciuto. Anche Thornton è un uomo di rara avvenenza, ma di grande mistero; non si sa nulla del suo passato né delle sue origini della sua ricchezza. Dai salotti della Londra "bene" alle selvagge Highlands scozzesi, il tempestoso, drammatico, sensuale, dolce, intrigato rapporto tra Elizabeth e Ian si arricchisce di colpi di scena, scandali, gelosie e malintesi, finché i due innamorati si arrenderanno alla voce del cuore. |
| (...) Improvvisamente la sua
presenza le parve di nuovo vagamente minacciosa: appena smetteva di dire
galanterie divertenti diventava un cupo, misterioso straniero. Scostandosi
i capelli dalla fronte, guardò fuori dalla finestra. "Devono essere le tre
passate: bisogna proprio che vada" si alzò, lisciandosi la gonna "Grazie
del bellissimo pomeriggio. Non so perchè sono rimasta. Non avrei dovuto,
ma sono contenta..." Non trovò altre parole, e lo sorvegliò con cautela mentre si alzava. "Davvero?" disse lui piano. "Davvero che?" "Davvero non sapete perché siete ancora qui con me?" "Non so nemmeno chi siete voi!" esclamò lei "So in quali posti siete stato, ma non so chi è la vostra famiglia, la vostra gente. So che giocate grosse somme alle carte, e lo disapprovo..." "Gioco anche grosse somme su nvi e mercanzie; questo mi farà salire nella vostra stima?" "E so" continuò lei disperatamente, osservando che il suo sguardo diventava ardente e sensuale "so perfettamente che mi mettete molto a disagio quando mi guardate come fate ora!" "Elizabeth" disse lui con tono di tenera sicurezza "siete qui perché siamo già mezzo innamorati l'uno dell'altra" "Coosa?" ansimò lei "Quanto a sapere chi sono, è molto facile rispondere" la sua mano si levò sfiorandole la guancia pallida, poi lisciandole i capelli, fermandosi alla nuca. Con dolcezza spiegò "Sono l'uomo che sposerete" "Oh Dio mio!" "Credo che sia troppo tardi per cominciare a pregare" scherzò lui con voce soffocata. "Dovete ... dovete essere pazzo!" disse lei con voce tremante. "E quel che penso anch'io" bisbigliò lui, e chinando la testa le premette le labbra sulla fronte, stringendosela al petto, tenendola come se spaesse che si sarebbe dibattuta se avesse osato di più "Non rientravate nei miei programmi, Miss Cameron" "Oh per favore" implorò Elizabeth disorientata "non fate così. Non capisco più niente; non so che cosa volete" "Voglio voi" le prese il mento tra due dita, e lo alzò, obbligandola a incontrare il suo sguardo fermo, mentre aggiungeva quietamente "E voi volete me" Elizabeth cominciò a tremare in tutto il corpo mentre le labbra di lui si avvicinavano alle sue, e cercò col ragionamento di ritardare ciò che in cuore sapeva inevitabile. "Una gentildonna inglese" disse citando con voce rotta la predica di Lucinda "non prova altro che affetto. Noi non ci innamoriamo." Le labbra calde si appoggiarono su quelle di lei "Io sono scozzese." mormorò roco "Noi invece sì" (...) |