Julie Garwood
Matrimonio Normanno - The Prize
Inghilterra, 1066

Nell'anno 1066 Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, si insedia sul trono d'Inghilterra, scalzandone la legittima dinastia sassone. Immediato è l'accendersi di focolai di rivolta che i prodi cavalieri normanni domano senza eccessiva difficoltà. Clamorosa è quindi la notizia che il più valoroso tra loro, il nobile Royce, è stato a un pelo dall'essere giocato da una giovane sassone, coraggiosa ribelle. Divertito e incuriosito, Guglielmo ordina che l'intraprendente fanciulla, dall'incantevole aspetto, venga condotta a Londra affinché sia data in premio al cavaliere vincitore di un torneo indetto in suo onore. Ma alla corte normanno l'imprevisto entra in campo e cambia le regole del gioco: srà la giovane sassone a scegliere l'uomo degno di essere suo marito. Determinata e ribelle, Nicholaa non ha esitazione: nell'intento di domare l'uomo che più la indispettisce e la turba, fa cadere la sua scelta su Royce  e segna l'inizio di una lunga partita a due. In un clima di subdoli tradimenti, dove i sassoni ancora tramano contro gli invasori normanni, tra Royce e Nicholaa nasce un a more intenso e profondo, ma il loro prezioso legame potrebbe in ogni momento esser distrutto dal richiamo del sangue, dell'onore e della lealtà verso i rispettivi popoli.

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(...) Nicholaa non aveva la minima idea della tempesta che aveva scatenato. La sua attenzione era tutta rivolta a un uomo in particolare. Royce. Lui era appoggiato alla parete più lontana e aveva un'espressione profondamente annoiata, quasi sonnolenta. Però la stava fissando.
Più lei si avvicinava, più aumentava la sua preoccupazione. Lei cercò di trattenere il sorriso, mentre percepiva chiaramente la tensione nella sala. La maggior parte di quella tensione, pensò, proveniva proprio da Royce. Nessuno dei baroni probabilmente aveva apprezzato questo ribaltamento dei ruoli, in base al quale uno di loro, adesso, si era tramutato nel premio tanto ambito. Avrebbe dovuto provare almeno un po' di compassione per quei poveri cavalieri. E invece no. Era troppo impegnata a godersi la vittoria. Era davvero un momento sublime per lei.
Nicholaa continuò a camminare tra i presenti, finché non raggiunse Royce. Quando fu a pochi centimetri da lui, si fermò. Non disse una parola, ma si limitò a fissarlo lungamente.
Il barone Royce stentava a credere che lei fosse proprio lì. Scosse la testa. Lei assentì. "Royce?" pronunciò il suo nome in un sussurro, ma egli lo udì chiaramente.
"Sì, Nicholaa?"
Il suo sorriso era irresistibile. Lei gli fece segno di chinarsi, poi si sollevò in punta di piedi e gli parlò all'orecchio.
"Scacco matto". (...)