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Anne Rice
NY è stretta nella morsa di un inverno rigidissimo, ma i vampiri non
sentono il freddo, e Lestat, incontrastato principe delle tenebre, attende
nella notte la sua prossima vittima: Roger, un boss della droga. Una
facile preda, se non fosse per uno strano turbamento che Lestat prova per
la carismatica figlia dell'uomo, Dora. A dispetto degli inviti alla
prudenza dell'amico David Talbot, Lestat compie l'atto finale della caccia
e affonda i denti nel collo di Roger: è un tragico errore. Il fantasma del
morto minaccia di perseguitare Lestat se non si prenderà cura di Dora. Per
il bene della sua nuova protetta, ma anche per liberarsi dell'angosciante
sensazione di essere braccato, il vampiro sarà costretto ad affrontare le
sue paure più oscure e inconfessabili. Una sfida che culminerà nello
scontro con una creatura sovrannaturale, che dice di chiamarsi Memnoch e
di essere nientemeno che il Diavolo. Memnoch ha aspettato per secoli
qualcuno come Lestat, e ora lo vuole con sé nella sua lotta contro Dio.
Quella del vampiro però deve essere una libera scelta, perciò Memnoch lo
porta fuori del mondo per renderlo testimone dello spettacolo della
Creazione e giudice imparziale delle decisioni di Dio. Inizia così per
Lestat uno spaventoso viaggio tra il paradiso e l'inferno... |
| (...)A un tratto si levò una
luce immensa, una fonte diretta immensamente più calda e luminosa della
splendida luce che cadeva già senza pregiudizi su qualunque cosa io
vedessi. Questa grande luce sempre più intensa e magnetica continuò a
dilatarsi fino a rendere bianco il mondo sottostante, l'immenso paesaggio
confuso di fuoco e orrore e sofferenza, e a trasformarlo in un'astrazione
di se stesso, sull'orlo della combustione. Memnoch mi tirò indietro,
sollevando di scatto le braccia per coprirmi gli occhi. Lo imitai. Mi
accorsi che aveva chinato il capo e stava riparando i suoi occhi dietro di
me. Lo sentii sospirare, oppure era un gemito? Non riuscii a stabilirlo.
Per un attimo il suono riempì l'universo; tutte le urla e le risate e i
canti, e qualcosa di lugubre che giungeva dalle profondità della terra -
tutti questi suoni - vennero assrbiti nel sospiro di Memnoch.
Improvvisamente, sentii i muscoli delle sue possenti braccia rilasciarsi e
lasciarmi andare. Alzai lo sguardo e, al centro dell'inondazione di luce,
vidi di nuovo la balaustrata, contro la quale si stagliava una sagoma. Era una figura alta, eretta e con le mani posate sul parapetto, intenta a guardare al di là, verso il basso. Sembrava un uomo. Si voltò, mi guardò e allungò una mano per darmi il benvenuto. I suoi capelli e i suoi occhi erano scuri, sul castano, il suo viso simmetrico e privo di difetti, il suo sguardo intenso; e la stretta delle sue dita molto vigorosa. Rimasi senza fiato. Percepii il mio corpo in tutta la sua concretezza e fragilità, mentre le sue dita serravano le mie. Ero in punto di morte. Avrei potuto smettere di respirare in quel preciso istante o smettere di muovermi per dedizione alla vita e morire! L'essere mi attirò a sé, emanando una cascata di luce che si mescolò con la luce che brillava dietro e tutt'intorno a lui, tanto che il suo viso divenne luminoso eppure più distinto e dattagliato. Vidi i pori della sua pelle dorata sempre più scura,vidi le screpolature sulle sue labbra, l'ombra della barba rasata. E poi mi parlò, in tono supplichevole, con voce disperata, una voce forte e mascolina, forse addirittura giovane. - Non saresti mai mio nemico, vero? Non potresti, vero? Non tu, Lestat, no, non tu! - Il mio Dio.(...) |